A. Mantegna e la Donazione  De Mabilia

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Il priorato di Santa Maria dello Juso

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S. Maria di Juso, prima del restauro

S. Maria di Juso, dopo il restauro

Madonna della Provvidenza

S. Maria di Juso, prima del restauro

Portale Cappella della Pietà

Cappella della Pietà

 

Il priorato di S. Maria dello Juso

La Chiesa di Santa Maria Nuova o di Juso viene edificata extra moenia  (fuori dalle mura) dai monaci basiliani giunti insieme agli incursori Bizantini i quali istituiscono nella nuova Chiesa la propria comunità religiosa, nell’impossibilità  di praticare il rito greco all’interno della città, dove  invece si seguiva il culto latino.

In una cappella della navata sinistra della Cattedrale si venera infatti un’antica statua di stile greco bizantino che attesta la presenza di una comunità di monaci basiliani fuori le mura. La piccola statua è intitolata alla Madonna della Provvidenza.

Inizialmente di rito greco , si trasforma nel 1046 in chiesa latina, diventa successivamente priorato dell’abbazia di San Lorenzo di Aversa e infine, dal 1093, abbazia benedettina autonoma ed indipendente.

Nel 1133 Montepeloso cade sotto i colpi dei Normanni: ingenti le devastazioni e numerosi gli eccidi. I nuovi conquistatori non risparmiano nemmeno il vescovo la cui morte segna la fine del vescovado. Tuttavia, proprio nello stesso anno, Ruggero II, previo assenso del Papa Innocenzo II, dona il Convento di Santa Maria Nuova all’Abbazia benedettina di Casa Dei in Francia, riducendolo a semplice priorato retto da francesi.

Lo stesso Ruggero II annette al monastero la Chiesa di Santa Maria Vecchia, o antica Cattedrale e la Chiesa d’Irsi. La mancanza del vescovo agevola non poco i monaci francesi i quali, per un lungo arco di tempo compreso tra il 1133 e il 1451, rappresentano la massima autorità ecclesiastica locale e accrescono i propri possedimenti grazie a cospicui lasciti e rendite proficue .

Installatisi a Montepeloso, i monaci francesi ne restaurarono le chiese e s’impegnarono attivamente nella risistemazione del territorio; rimboschirono, piantarono frutteti e riattivarono le coltivazioni agricole, lottando contro l’erosione dei terreni e allo stesso tempo irrigandoli a mezzo di canali e canaletti che servono allo scopo ancor oggi, a distanza di secoli. Ma, nonostante la provvida utilità dei loro interventi, non riuscirono mai a stabilire relazioni amichevoli con gli abitanti. 

Nella seconda metà del secolo XIV i  civili, aizzati da Francesco Del Balzo, titolare del ducato di Andria, al quale apparteneva Montepeloso, assalirono e saccheggiarono il monastero.

Il priore, Guglielmo di Barjac, dovette fuggire coi suoi monaci al convento di Irsi. Egli si appellò a papa Gregorio XI (1370-1378), che ordinò al duca di Andria la ricostruzione del convento che rispose  attaccando e distruggendo anche quello di Irsi, conducendo, il priore prigioniero ad Andria. Da qui riuscì ad evadere per rifugiarsi ad Avignone, alla corte papale.

Francesco Del Balzo fu scomunicato e condannato a restituire ai monaci di Santa Maria di Juso i loro beni. Ma il decreto papale non ebbe seguito. La Chaise-Dieu non aveva più i mezzi e l'autorità di un tempo. Lo Scisma d'Occidente stava scuotendo la Cristianità e i Casadeiani finirono per disinteressarsi di quella loro lontanissima dipendenza, così come delle altre italiane, che in quegli anni riacquistarono 1a loro autonomia. I1 beneficio ecclesiastico del monastero fu amministrato dalla Santa Sede fino alla metà del XV secolo, quando le due chiese della città furono riunite nel vescovato di Andria. Infine, nel 1479, Papa Sisto IV separa il monastero di Santa Maria Nuova o di Juso e la Chiesa di Montepeloso dal vescovado di Andria e designa Antonio de Maffeis vescovo della neo istituita diocesi montepelosina.

Della chiesa di Santa Maria Nuova di Juso sopravvivono i ruderi, attualmente in corso di restauro.

Alcuni resti scultorei dall'antico edificio monumentale sono stati reimpiegati per la costruzione del portale dell'attuale Cappella della Pietà.

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