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25/03/2005 - Il Crocefisso e la statua di San Vito nella Chiesa di S. Francesco
La fama della chiesa di San Francesco d'Assisi di Irsina è dovuta principalmente ai dipinti gotici che affrescano le mura della cripta. Vorrei però richiamare l'attenzione su altre opere "minori" presenti nella chiesa spesso misconosciute ma di considerevole valore e bellezza.
Una di queste è il Crocefisso, scultura policroma e intagliata nel legno, realizzata da un ignoto artista locale del XVII secolo. L'opera si trova collocata in una nicchia della chiesa.
Il Cristo inchiodato sulla croce, con gli occhi socchiusi e il capo reclinato sulla spalla, pallido e sofferente, con il corpo scarno e ferito, è in tutta la sua drammaticità una figura piena di realismo e "umanità".
Una tale figura si confà proprio ai canoni della predicazione francescana che voleva una rappresentazione del Cristo molto più vicina ai fedeli, in cui fosse accentuata non tanto la natura divina del Cristo (come accadeva nelle croci romaniche in cui il Cristo era rappresentato vivo a simboleggiare la sua vittoria sulla morte) quanto quella di persona umana, con i segni del martirio e della sofferenza, e quindi della morte.
Sembra inoltre che il Crocefisso un tempo fosse affiancato da immagini della Vergine Madre e di San Giovanni Battista, cosa che si ritrova del resto in altre chiese francescane della Basilicata.
In un'altra nicchia della chiesa si trova invece la statua di San Vito, sempre in legno intagliato e policromo, di un ignoto scultore della fine del XVII o inizi XVIII secolo.
Il santo è rappresentato come un giovine vestito da centurione, sorridente, con lunghi capelli neri. Con la mano sinistra regge la croce, mentre con la destra mantiene a guinzaglio due cani.
Il culto di San Vito è molto antico nella Chiesa: nel medioevo era invocato in diverse malattie come la rabbia e la corea, malattia del sistema nervoso caratterizzata da contrazioni muscolari e movimenti involontari, detta popolarmente "ballo di San Vito"; oltre ad essere venerato da varie classi sociali, come gli attori e i ballerini.
La statua è un'opera particolarmente dinamica, dà quasi una sensazione di movimento, per l'ondeggiare delle vesti e la ricchezza delle pieghe, ma soprattutto per quella gamba sinistra mossa in avanti, quasi a spiccare un passo.
Dinamismo e movimento sono tipiche caratteristiche della Scuola scultorea napoletana del '600-'700 da cui l'ignoto autore è stato sicuramente influenzato. Va inoltre ricordato che Montepeloso è stata legata sia politicamente che culturalmente a Napoli e questo fin dal '300 angioìno.
Il Crocefisso e San Vito, così come oggi li possiamo ammirare nella chiesa di San Francesco sono il risultato di un accurato restauro realizzato nel 1997-98 per incarico della Sovrintendenza ai beni storici e artistici della Basilicata.
A. Coletta
Per gli interessati si consiglia la seguente bibliografia:
Insediamenti francescani in Basilicata, Matera, 1988;
Restauri in Basilicata, Matera, 1998;
Origine e sviluppo dell'ordine dell'Osservanza francescana in Basilicata, Firenze, 1977;
Arte in Basilicata, rinvenimenti e restauri, Roma, 1981.
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