user
pass
home
chi siamo
chat
foto
orari bus e treni
numeri utili
 
Sondaggio:

L'estate irsinese 2008 la vuoi con più:

cinema
teatro
sagre
concerti
sport

 

09/07/2005 - RICONOSCIUTO UN CAPOLAVORO DI ANDREA MANTEGNA IN UN PAESINO VICINO MATERA: UNA STATUA IN MARMO DIPINTA

La dottoressa Clara Gelao, direttrice della Pinacoteca Civica di Bari, è l'autrice di una scoperta che sta suscitando vasto clamore nel mondo dell'arte. La dottoressa, dopo anni di ricerche che l'hanno trasformata in una vera e propria detective, ha scoperto che l'autore della scultura dipinta raffigurante Sant'Eufemia, conservata nella Cattedrale di Irsina, un piccolo borgo in provincia di Matera, altri non è che Andrea Mantegna, uno dei più grandi artisti del Rinascimento. Le conclusioni di tanti studi, avallate anche da Michele d'Elia, gia direttore dell'Istituto Centrale del Restauro di Roma, sono state raccolte in un libro, intitolato "Andrea Mantegna e la donazione de Mabilia alla Cattedrale di Montepeloso", pubblicato dalle edizioni La Bautta di Matera.
La statua si trova in questa cattedrale dal 1454 ma sinora non era stata attribuita ad alcun artista e nessuno, prima della dottoressa Gelao, aveva sospettato che l'autore fosse uno dei più grandi artisti settentrionali del Quattrocento anche se l'eccelsa qualità del manufatto erano sotto gi occhi di tutti: alta un metro e settanta, la statua in pietra si contraddistingue, infatti, per le sue forme classiche tipiche del Primo Rinascimento.
La dottoressa Gelao aveva visto la statua di Sant'Eufemia per la prima volta negli anni Settanta, quando aveva ricevuto dalla Soprintendenza l'incarico di catalogare le opere del paese lucano. Nel corso degli anni e dei suoi studi, si è imbattuta in un numero sempre maggiore di indizi che l'hanno portata a convincersi che l'opera sia un raro esempio di statuaria dell'attività giovanile del grande maestro padovano. La Gelao già nel 1996 aveva avanzato l'ipotesi che dietro al bel panneggio e al viso ispirato della santa ci fosse la mano di Mantegna, ma la sua attribuzione fu accolta a quell'epoca con indifferenza.
La Dottoressa Gelao non si è data per vinta e in questi anni ha continuato le sue ricerche ottenendo ulteriori conferme alla sua prima intuizione che sembrano definitivamente avvalorare la sua tesi.
Tutto nasce da un poemetto del 1592 scritto da Pasquale Verrone, arcidiacono di Irsina, ritrovato nella Biblioteca del Vaticano. All'interno del poemetto si racconta di un certo Roberto de Mabilia, nato anch'egli nel piccolo centro lucano, che, dopo un lungo soggiorno a Padova porta nella sua terra un reliquiario con il braccio di Sant'Eufemia, due sculture, un dipinto, un fonte battesimale, un Crocifisso, tre libri miniati. Il primo colpo messo a segno dalla Gelao è stato quello di aver riconosciuto nella Sant'Eufemia, di cui si parla nel poemetto, quella conservata a Capodimonte, certamente di mano di Andrea Mentegna. Con questo collegamento, si spiega come un'opera di Mantegna, artista che ha lavorato prevalentemente al Nord, sia finita in un paese della Basilicata.
Per approfondire le sue ricerche, la dottoressa Gelao si è recata anche a Padova, dove il giovane Mantegna aveva lavorato dal 1450 circa nella Chiesa degli Eremitani e dove ha trovato documenti relativi alla vita di Roberto de Mabilia, il donatore, che provano come de Mabilia abbia commissionato al Mantegna un dipinto per la sua terra d'origine e molto probabilmente anche la scultura.
Quanto al Mantegna scultore, la dottoressa Gelao ha indagato anche in questo senso: "Le fonti, ha affermato la dottoressa Gelao, parlano di un'attività scultorea di Mantenga che lo paragonano addirittura a Lisippo, Fidia, Policleto. Significa che questa doveva essere una pratica per lui piuttosto consueta". Tuttavia, ancora oggi, non vi è nemmeno una scultura accettata universalmente dalla critica come di sicura mano dell'artista. Quella che ha raggiunto il maggior numero di consensi è il busto in bronzo che orna la sua tomba a Mantova, considerata da molti un autoritratto. Dopo questo libro, bisognerà fare i conti con la Sant'Eufemia di Irsina , che probabilmente farà la sua prima uscita ufficiale nelle mostre previste nel 2006 per celebrare il V centenario della morte dell'artista.
Tra le ulteriori conferme rintracciate dalla Gelao, c'è anche l'analisi del materiale. Si è scoperto infatti che la statua di Sant'Eufemia è in pietra di Nanto, un materiale che si estrae nei pressi di Vicenza ed è la materia con cui sono realizzate gran parte delle sculture di area padovana. Ora sembrerebbe mancare soltanto il "movente". Perché de Mabilia, migrato a Padova, avrebbe commissionato a Mantegna ben due opere per la Cattedrale di Montepeloso? E perché avrebbe portato personalmente la reliquia di santa Eufemia a Irsina? Anche queste domande hanno trovato una risposta. Nel 1453 infatti, dopo ben 319 anni, a Irsina era stata ripristinata la sede vescovile, sia pure aggregata e quella di Adria. Adria venerava San Riccardo, mentre Irsina non aveva ancora un culto particolare. Ecco perché Roberto de Mabilia giunge da Padova con la sua importante donazione, offrendo alla città una nuova patrona, e portando con sé tesori d'arte e di devozione. Come questa statua che sta destando tanta sorpresa.

ARTICOLO TRATTO DALLA RETE
(L.G.Italian Network)

[Torna all'indice]

 
     
 
storia
arte e cultura
musica
politica
notizie
sport
login rubriche
 
 
 
 
 
 
© 2003 - 2006 irsina.net - WebMaster: Vito Cantacesso - Grafica: Gaetano Amenta