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30/04/2003 - Il Primo Maggio nella storia irsinese

Una moltitudine di bandiere e bandierine rosse insieme a striscioni e cartelli riempivano Piazza Garibaldi fin dal primissimo mattino del Primo Maggio.
Un posto d'onore davanti alla sezione del PCI era riservato ai quadri di Marx, Lenin e Stalin, oltre a quelli di Turati, Togliatti, Matteotti.
Il corteo, cui partecipavano numerosi, era perfettamente organizzato.
La banda del paese apriva il corteo e subito dopo sfilavano i bambini con in mano bandierine rosse che allegramente agitavano. Poi le donne, ad invocare e gridare diritti per i propri mariti e i propri figli. Poi ancora il gruppo delle autorità con sindaco e consiglieri, oltre ad esponenti di partito e del sindacato.
Dietro le autorità marciavano in atteggiamento fiero e orgoglioso, uniti gomito a gomito e a braccia incrociate, con in testa berretto rosso e al collo fazzoletto rosso, le brigate rosse, i cui membri erano popolarmente detti "garibaldini". Tali gruppi paramilitari del PCI sono stati in seguito sciolti con decreto ministeriale.
Ed infine in coda la "parte grossa" del corteo costituita da tutti gli "uomini": braccianti, contadini, artigiani, operai, piccoli coloni.
Tra lo sventolio di bandiere e striscioni si potevano facilmente individuare i cartelli ostentati dai capocellula, indicanti nome e numero della propria cellula: in ogni quartiere del paese esisteva una specifica cellula operativa, i cui componenti appartenenti al movimento comunista e sindacale si riunivano periodicamente nelle abitazioni dei rispettivi capocellula.
Inni, slogan e canti, accompagnavano per tutto il tempo il corteo che, dopo aver percorso le vie del paese, ritornava in Piazza Garibaldi dove era tenuto l'atteso comizio.
Tra la folla ammassata sotto il palco momenti di assoluto silenzio si alternavano a momenti di clamorosi e incessanti applausi.
Nel primo pomeriggio avevano luogo giochi e gare, come la corsa degli asini e lo spettacolare albero della cuccagna, issato in Piazza Garibaldi e alla cui cima erano appesi gli ambitissimi premi, di solito formaggi, salumi e finanche polli.
Di sera invece la popolazione accorreva ad ascoltare i cantanti che si esibivano in piazza.
La sera precedente il Primo Maggio, una suggestiva fiaccolata andava per le vie del paese culminando in una grande festa che si teneva nelle sezioni del PCI e della Camera del Lavoro, dove mentre si preparavano bandiere, bandierine e striscioni, si consumavano in abbondanza vino e carne arrostita tra l'allegria generale, e questo fino alle prime luci dell'alba.
Una situazione singolare si verificò durante gli anni dell'Ente Riforma quando la festa del Primo Maggio ad Irsina vide la manifestazione di due distinti e separati cortei, che avvenivano sì contemporaneamente ma in due zone del paese nettamente divise: la parte vecchia del paese delimitata dall'arco di S. Eufemia era riservata al corteo organizzato dalla Camera del Lavoro (C.G.L.I.), la parte nuova a quello organizzato dalla C.I.S.L.
La situazione venutasi a creare potrebbe oggi far sorridere se si considera che in occasione del Primo Maggio, festa dei lavoratori, avvenivano due questue, l'una raccolta tra le famiglie filocomuniste, l'altra tra quelle filocattolico-democristiane, che si effettuavano due cortei, in uno si cantava Bandiera rossa e l'Internazionale, nell'altro Bianco fiore e Vola colomba vola, che erano tenuti quindi due comizi, uno in Piazza Garibaldi, l'altro in Piazza Andrea Costa, e che finanche, nelle rispettive piazze, erano issati due alberi della cuccagna.
Tale suddivisione, a quanto sembra dettata da motivi di pubblica sicurezza onde evitare gravi incidenti tra le opposte parti, andò a scomparire nell'arco di pochi anni, tenuto conto anche del fatto che la stragrande parte della popolazione si riversava nella festa di Piazza Garibaldi.
Ritornando più indietro negli anni è difficile stabilire quando sia stata celebrata per la prima volta ad Irsina la festa del Primo Maggio , certo è che già negli ultimi anni dell'800 la manifestazione aveva luogo, avvolte però come tumulto spontaneo causato dalla fame.
Durante il primo decennio del '900 era ormai divenuta usanza per la popolazione festeggiare il Primo Maggio anche se ad Irsina aveva assunto un carattere tutto suo: mentre nel resto del mondo il Primo Maggio acquisiva valenza di lotta socialista e antiborghese, nel nostro paese era soprattutto occasione per una scampagnata all'aperto.
Fu perciò solo nel primo dopoguerra che divenne vera e propria "festa dei lavoratori" tanto che durante il fascismo si cercò sistematicamente di impedirla e ridurla a solo un ricordo.

A. Coletta

Per gli interessati si consiglia, oltre alla memoria degli anziani, la seguente bibliografia:
-Michele Dilillo,Credenze usanze tradizioni montepelosane, Roma, 1980;
-Giacomo Diciocia, La lunga marcia contadina, Matera, 1999.

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