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01/12/2008 - “Antonietta Del Balzo - La duchessina che commissionò gli affreschi nella cripta della Chiesa di San Francesco in Montepeloso”
Il nuovo lavoro di Angelo Zienna, “Antonietta Del Balzo - La duchessina che commissionò gli affreschi nella cripta della Chiesa di San Francesco in Montepeloso”, sembra avere i caratteri di quello che è il romanzo storico, ossia di un’opera letteraria in cui l’autore alterna vicende storicamente accadute a vicende liberamente immaginate ed i cui protagonisti possono essere personaggi storici o di fantasia.
Siamo nel 1370 ed un messaggero, inviato da Francesco del Balzo, duca di Andria nonché signore di Montepeloso, giunge nel convento di San Francesco a Montepeloso. Viene a chiedere ai frati minori, per conto del duca, ospitalità per sua moglie, la duchessa Margherita, e per sua figlia, Antonietta.
Immediata è quindi l’immersione nel periodo storico.
Erano quelli i tempi in cui la città di Montepeloso era governata dai Del Balzo, famiglia molto vicina ai sovrani angioini e per i quali avevano da sempre ricoperto prestigiose cariche.
A Napoli, invece, era regina Giovanna I d’Angiò, zia di Antonietta, divenuta famosa per i tanti mariti (ne sposò ben quattro) e per i numerosi amanti, ma la cui principale preoccupazione, durante il suo tormentato regno, rimaneva la questione siciliana, ossia la riunificazione della Sicilia al regno di Napoli.
Erano poi i tempi in cui a Montepeloso vigeva lo strapotere dei monaci benedettini del monastero di Santa Maria di Juso i quali, se da una parte si erano da sempre impegnati nella risistemazione del territorio, avevano rimboschito, piantato frutteti e riattivato le coltivazioni agricole, lottando contro l’erosione dei terreni e allo stesso tempo irrigandoli a mezzo di canali e canaletti che servono allo scopo ancor oggi, a distanza di secoli, dall’altra parte non erano riusciti mai a stabilire relazioni amichevoli con gli abitanti, esasperati com’erano dalle gravose decime e tributi imposti dal Priore di Santa Maria di Juso, il potente Giovanni del Baloy.
I rapporti tra Francesco Del Balzo e il Priore divenivano, perciò, sempre più tesi fino a che il duca profittando di una nuova rivolta del popolo contro i monaci fece intervenire i soldati e il monastero fu distrutto e saccheggiato.
Inoltre, l’autore, con ricchezza di particolari e precisione documentaria, ripercorre la situazione economica, politica e sociale del Regno di Napoli dai Normanni, agli Svevi e fino agli Angioini, sotto i quali ultimi, Montepeloso e gli altri comuni del regno, subirono un nuovo infeudamento con il concentramento dei grandi latifondi nelle mani di pochi signori (dando origine a quella che è stata, ed è tutt’ora, la questione meridionale del Mezzogiorno d’Italia).
E’ in questa ambientazione storica che si svolge il racconto.
“…alle prime luci dell’alba di una splendida giornata primaverile, una piccola carovana, composta da due carrozze, scortate da un manipolo di soldati a cavallo, armati di tutto punto, lasciò il palazzo ducale di Andria, alla volta di Montepeloso”. Con questi toni, discreti ma coinvolgenti, comincia la vicenda della duchessina Antonietta del Balzo.
L’autore, con abilità e immaginazione, descrive così il lungo viaggio della duchessina verso Montepeloso, i paesaggi che ella scorge dalla carrozza, il suo ingresso nella città, le vedette che dall’alto delle mura ne danno notizia, il ponte levatoio che si abbassa, le piccole case in legno e i grandi palazzi in pietra, con i loro portali e cortili, che si ergono al di qua delle cinte murarie, il padre guardiano del convento francescano che l’accoglie, insieme a sua madre Margherita, e così via, attraverso suggestioni che portano il lettore indietro nel tempo, in un’epoca in cui Montepeloso era davvero grande.
Ma non solo questo. La lettura, piacevole e scorrevole, ci porta a scoprire la personalità di Antonietta, colta, riservata e dai modi gentili, ed i suoi pensieri, i sentimenti e le sue apprensioni, specie quando Margherita, durante il soggiorno nel convento di San Francesco, inizia a parlarle, da brava madre, delle insidie del mondo, degli intrighi, dei problemi di successione, e le preannuncia il matrimonio con il re di Sicilia Federico III d’Aragona, matrimonio voluto dalla regina di Napoli, sua zia, e dallo stesso papa Urbano V, e ritenuto necessario per la riunione della Sicilia a Napoli.
Allo stesso tempo, l’autore, molto verosimilmente, tratteggia fisicamente la sfortunata eroina, destinata ad una fine tragica.
“…aveva da poco superato l’adolescenza ed era diventata una giovinetta bellissima. Aveva i capelli di colore castano chiaro, quasi biondo, che portava, di solito raccolti in una lunga treccia, ricadente sul dietro,…”; ed ancora, “Aveva la fronte alta e spaziosa, il viso di un ovale perfetto e il naso fine e regolare. La bocca, ben disegnata, aveva labbra rosee e carnose e il doppio mento,…”.
Ne risulta una figura fine, che ispira simpatia e incanta per “quella sua aria di fresca ingenuità e innocenza”.
Angelo Zienna, ha in tal modo realizzato un’opera “diversa”, che si distingue dagli altri scritti e studi di storia locale in quanto celebra l’inizio di un nuovo metodo di approccio alla storia di Irsina, un metodo in grado di veicolare la conoscenza dei fatti storici per mezzo anche della poesia, la letteratura, e… il romanzo. Mi piace così immaginare l’uscita di nuovi romanzi storici, che “riportino in vita” altri protagonisti della storia del nostro paese, come ad esempio lo stesso Priore dello Juso, Giovanni del Baloy, o il musicista Giovanni Maria Trabaci, oppure il matematico Vito Caravelli, o perché no, lo stesso Michele Janora. Di grande aiuto potrebbe essere la sistemazione e lo studio di quelli che sono gli archivi storici di Irsina.
Per finire, il libro, ha il pregio di portare all’attenzione del pubblico un personaggio storico, la duchessina Antonietta del Balzo, caduto in oblio e poco considerato da studiosi e promotori di cultura locali.
Eppure, è grazie alla duchessina, e a sua madre Margherita, che oggi possiamo ammirare quelli che sono gli affreschi della cripta della Chiesa di San Francesco ad Irsina.
Antonio Coletta
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