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23/03/2009 - L'odissea IRIS di Sassuolo
Continua “l’odissea Iris“ a Sassuolo per i 750 dipendenti, tra i quali
figura una nutrita presenza di irsinesi .
Ripercorriamo insieme ad Antonio Santomauro, consigliere comunale (
gruppo AN - PDL ) irsinese trapiantato a Sassuolo da circa quarant’anni,
venti dei quali vissuti appunto nella Iris ceramiche , le tappe della
grave crisi, che ha coinvolto tutte le maestranze del gruppo IRIS
ceramiche .
<< Nei primi giorni dell’anno – dice Santomauro - mentre i dipendenti
erano congiunti con le proprie famiglie, dediti alle ricorrenti
festività di fine anno, l’Iris comunica e senza tanti convenevoli, la
messa in liquidazone del gruppo IRIS, relativo a circa 750 dipendenti,
la quasi totalità presenti nei quattro plessi, esistenti tra
Fioranomodenese e Sassuolo.
Alla notizia – continua Santomauro – i dipendenti si sono subito
organizzati con picchetti e blocchi d’avanti agli ingressi degli
stabilimenti.
Dalla contestazione, i lavoratori sono riusciti a coinvolgere tutti i
comuni interessati, per debellare la grave situazione di stallo venutasi
a creare.
Con il coinvolgimento dei politici, i lavoratori ottengono l’incontro
con il Ministro del Lavoro M. Sacconi, che convoca in breve tempo la
proprietà e ed i sindacati; e dopo alcuni incontri, i lavoratori
ottengono: “la CIG straordinaria per 500 dipendenti, 50
prepensionamenti, rimangono i cancelli aperti, solo per 250 addetti che
a rotazione si divideranno il lavoro dei prossimi mesi>>. Continuano
Intanto gli incontri tra l’azienda ed il sindacato per giumgere ad una
decisiva soluzione per tutti e 750 gli addetti del gruppo IRIS di Sassuolo.
Dal 27 marzo al 4 maggio prossimo, chiuderà la produzione degli
stabilimenti di Sassuolo e Fiorano, resteranno attive solo le
lavorazioni dell’area magazzino e spedizione delle merci.
Anche se Antonio Santomauro sembra avere le idee piuttosto chiare sul
futuro dell’azienda :<< l’IRIS – spiega Santomauro – ha da poco rimesso
in piedi una linea di produzione nello stabilimento di Fiorano,
altamente tecnologica, e che per farla funzionare, basta un terzo della
forza lavoro rispetto a quanto ne servivano prima. Se si fanno due
conti, - conclude Santomauro – i duecentocinquanta che l’azienda
vorrebbe mantenere con se , sarebbero più che sufficienti per il suo
fabbisogno generale dei plessi Sassuolo - Fiorano >>.
Ma nell’IRIS di Sassuolo come Santomauro ci sono tanti altri irsinesi,
alcuni già in pensione come Giuseppe Verrascina vice presidente del
circolo “Fossetta Sant’Eufemia di Sassuolo “ da poco in pensione dopo
aver appunto trascorso ben trentottoanni nell’IRIS :<< sono in pensione
da pochi mesi – dice Verrascina – e vedere d’avanti ai miei occhi,
quelle immagini che non avrei mai più voluto vedere – Giuseppe si
riferisce ai blocchi con i fuochi fuori dai cancelli della fabbrica –
almeno qua su in Emilia . Le migliaia di persone trapiantate qui a
Sassuolo e d’intorni, quando sono partiti da Irsina per arrivare qui a
Sassuolo, lo hanno sempre fatto con la consapevolezza di un futuro
sicuro, oggi anche qui, nonostante sia sempre stata considerata un isola
felice, anche qui le cose sono cambiate, ed in peggio. Mi auguro –
conclude Verrascina – che si trovino al più presto soluzioni
alternative, questa che da sempre è stata considerata una rocca forte
dell’occupazione non può arrendersi in questo modo>>.
Infatti C’è chi intanto non la pensa come l’IRIS : il gruppo Marazzi,
come preannunciato attraverso il suo presidente Filippo Marazzi di
recente all’appuntamento con CEVISAMA in Spagna, rispnde alla grave
crisi che ha colpito il settore della mattonella, con altrettanta
determinazione, investendo di fatto in un piano industriale ben
cinquanta milioni di euro, per la realizzazione di diciotto nuovi
prodotti da realizzare esclusivamente negli stabilimenti di Sassuolo.
Mimmo Donvito.
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