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09/04/2009 - Enrico Coluzzi racconta la terribile esperienza del terremoto a L'Aquila
"Ho subito abbracciato il pancione di mio moglie, in attesa all’ottavo mese di gravidanza". Queste sono le prime parole dette da Enrico Coluzzi rispondendo alla nostra intervista.
"Appena siamo stati svegliati dalle luci di emergenza accesesi nella nostra abitazione – continua Enrico – e da un assordante frastuono, questa è stata la prima cosa che mi è venuta in mente di fare".
La giovane coppia che ci ha concesso di conoscere come abbiano vissuto quei difficilissimi momenti di paura, è composta da Enrico Coluzzi trentenne di Irsina, e da sua moglie Stefania Del Sole, nativa dell’Aquila, tutti e due residenti appunto nel capoluogo Abruzzese, una giovane coppia, come tante,e con tanti sogni nel cassetto che pian piano si stavano realizzando. Da alcuni anni sposati Enrico e Stefania vivono al terzo piano in un appartamento, (per fortuna loro resistito alla furia del terribile terremoto) nella vicina collina che guarda L’Aquila dalla periferia, fuori dalle mura della città. Enrico svolge la professione di commercialista, e possiede uno studio in centro città; Stefania lavora in una Banca.
Enrico è Irsinese, conosce sua moglie Stefania al termine degli studi universitari. Ma l’altra notte : "da circa qualche mese, nonostante gli esperti di geofisica del posto – spiega Enrico – si andava avanti con questo cosidetto “ sciame sismico” al quale un po’ tutti eravamo abituati, si era infatti sempre tutti in allerta, ma oramai ci avevamo fatto l’abitudine, come quando piove per settimane intere, e quasi nessuno ci fa più caso.
Dopo la prima scossa sentita a mezzanotte – dice Enrico – ci siamo preparati per l’emergenza, e dopo un po’ siamo andati a letto. Nel momento della scossa forte, ci siamo svegliati - descrive Enrico – un po’ come avviene quando si è nel treno con i finestrini aperti e si entra di colpo in un galleria. La paura ha preso il sopravvento quando ho notato che in casa era tutto sottosopra ed il frastuono aumentava sempre di più. Ho pensato subito di proteggere mia moglie in qualche modo, abbiamo aspettato che terminassero quei secondi interminabili, per raggiungere finalmente il cortile.
Abitiamo appena fuori L’Aquila, dal nostro cortile abbiamo notato che dalla città si alzava una immensa nuvola di polvere, attimi interminabili, nei quali siamo stati pervasi da un grande senso di irrazionalità, non sapevamo cosa fare, dove eravamo e cosa dovevamo fare". Abbiamo chiesto ad Enrico se ci sono state perdite in famiglia: "in primo grado nessuno; ma soprattutto mia moglie, è molto provata per la perdita di alcuni amici, quasi tutti giovani rimasti sotto le macerie ".
Ma come ha reagito la gente : " direi benissimo –afferma Enrico – mi ha colpito molto infatti l’attivismo delle persone che si sono dati subito un gran da fare per aiutarsi l’uno con l’altro. Ha funzionato bene la macchina dei soccorsi, anche perché ha giocato a favore l’aspetto logistico, L’Aquila è a meno di un ora da Roma dove ci sono tutte le prime strutture di pronto intervento per le calamità.
Siamo sconfortati – dice Enrico – per tutte quelle vite soprattutto giovani perse in quel modo assurdo, non sappiamo ancora cosa ne sarà della città, che per l’80% circa sarebbe tutta da rifare".
Concludiamo la lunga conversazione con Enrico Coluzzi e la moglie Stefania Del Sole, che ascolta confermando i fatti esposti dal marito ascoltando il suo ultimo pensiero: "ringrazio il Quotidiano per averci dato l’opportunità di manifestare tutta la nostra gratitudine, nei confronti di tutte quelle persone di Irsina ed Altamura che si sono messe subito a disposizione, con mezzi e strutture proprie pur di garantirci il loro effettivo aiuto ".
Intanto oggi è già passato, e per Enrico e Stefania che prendiamo ad esempio come giovane coppia, il domani è già iniziato: tra un mese nascerà il loro bambino, che offrirà loro tutti gli stimoli per ritornare alla vita e riottenere la forza per superare ogni ostacolo.
Mimmo Donvito.
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