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21/10/2005 - Folclore lucano: i riti pagani e religiosi
Il termine lucano deriva dal greco lýkos (lupo), perché il lupo era l'animale totemico delle popolazioni autoctone (come l'uccello picus per i Piceni): e ancora oggi, a Oppido Lucano ai bambini viene imposto, come secondo nome, Lupo.
A un uso importato dai Longobardi si riconnette la sopravvivenza del Morgengab, o dono del mattino, consistente nella donazione di una parte dei propri beni fatta dal marito alla sposa dopo la prima notte nuziale. Interessante è pure la consuetudine molto antica e rimasta in vita fino a tempi abbastanza recenti, di comprendere nella dote della sposa, oltre gli oggetti elencati nella carta dotale, tutto l'abbigliamento e i gioielli di cui era ornata il giorno delle nozze, riassunti nella formula “la sposa come si trova”.
Nella regione, come per esempio a Tricarico, dove la tradizione vuole che gli sposi al ritorno dalla chiesa passino sotto un gelso, sussistono tracce di antichi riti come il matrimonio con gli alberi, legato alla credenza che questi trasmettessero agli uomini il proprio potere fecondativo. Altra sopravvivenza è quella della richiesta ufficiale di fidanzamento avanzata ponendo un ceppo davanti alla porta di casa della ragazza: se questa accetta, introduce il ceppo in casa, altrimenti lo fa ruzzolare in mezzo alla strada.
Tradizione antichissima tuttora seguita in paesi come Stigliano, Pietragalla, San Giorgio, Senise, Pisticci, è quella del pianto funebre. Presente la salma del defunto, prefiche o donne della famiglia rinnovano un rituale che nei suoi tratti essenziali è descritto da Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli.
Per le feste del ciclo dell'anno, il giorno di S. Antonio (17 gennaio) segna l'inizio del Carnevale, che si prolunga fino alle Ceneri. A Matera due pupazzi fatti con cenci imbottiti di paglia stanno a rappresentare, collocati a distanza sui tetti, il Carnevale e la Quaresima: il primo viene asportato il giorno delle Ceneri, l'altro la mattina di Pasqua. A Irsina invece sette pupe vestite di nero appese al balcone segnano le domeniche di Quaresima: ogni domenica ne viene tolta una fino alla Resurrezione.
Notevolissimi i riti della Settimana Santa: a Barile nel Vulture la processione dei Misteri aperta da tre centurioni a cavallo, che si snoda per 5 km con tutti i personaggi della Passione con al centro Cristo; caratteristico quello della zingara adorna di tutti i gioielli che le sono stati prestati dalle donne del paese. Analoga reliquia vivente del dramma sacro si conserva a Ferrandina: lì aveva luogo lo “scaricavascio” o “pizzicantò”, sorta di girotondo eseguito da dieci robusti giovani che ne reggevano sulle spalle altri dieci e talvolta su questi ancora altrettanti. Questo gioco non è che la discesa di una danza rituale che si troverà in Calabria col nome di "torre vivente".
Il 1º e il 2 novembre a Matera la credenza popolare vuole che i morti scendano in città dalle colline del cimitero stringendo nella mano destra un cero acceso; il 2 novembre le donne, accovacciate sulle tombe, ripetono il pianto funebre.
Molto vive sono le credenze sulla stregoneria e la magia, frequente il ricorso alle fattucchiere e alle loro pratiche.
La redazione
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